Quello che ho voluto mettere nel secondo volume della trilogia “Scrivere con la luce” è un po' un’analisi delle conoscenze acquisite, al fine di creare un vocabolario visivo di tutto quello che è contenuto nella prima parte del libro per ogni singolo colore; un vocabolario che passa tra pittura e filosofia per raccontare un certo tipo di storia che oggi abbiamo un po’ perduto, come ad esempio la conoscenza di quella che è la simbologia del nero attraverso i diversi studi fatti sino ad oggi, attraverso gli scritti di vari filosofi e attraverso gli esempi che io traggo dai tanti film realizzati su questo argomento. E così è con il rosso, così è con l’arancio, così è con il giallo, sempre cercando anche di utilizzare quanto i pittori hanno creato. Ci sono nella trilogia “Scrivere con la luce” circa 400 dipinti che segnano una specie di percorso stabilito non da un critico d’arte, ma da un visionario come me a secondo delle emozioni che in varie età, in vari momenti, mi hanno regalato certi dipinti, dipinti che hanno rappresentato una fonte di ispirazione per un certo tipo di rappresentazione filmica. Questo perché io penso che noi siamo stati e siamo influenzati da tutti quelli che ci hanno preceduto: tutti i disegni, i graffiti, i dipinti, le fotografie, i film realizzati prima di noi sono dentro di noi, questo è indubbio, che ne siamo coscienti o no.
La seconda parte, che chiude questo rapporto, è proprio il tentativo di raccontare l’ideazione figurativa, cromatica, luministica di ogni film; di raccontare il dipinto, e questo è il caso de “La Luna” di Bertolucci del quale parlavamo prima, a cui mi sono ispirato e le immagini fotografiche realizzate direttamente da me, spesso in doppia esposizione.
Io credo che il nero rappresenti in parte la gestazione, cioè la parte della nostra vita quando ancora siamo nel ventre di nostra madre. Ho sempre tentato di idealizzarlo come il principio delle cose, quasi come materia. Il nero contiene tutti i colori perchè in realtà non li riflette e quindi rappresenta le nostre potenzialità iniziali che poi possono svilupparsi nello scorrere degli anni, attraverso i nostri colori, le nostre sensazioni e il formarsi della nostra personalità.
Nero è anche una rappresentazione dell’inconscio, un qualcosa che contiene, oltre ai colori, anche informazioni e sensazioni molto personali, un qualcosa in cui non vediamo dentro e di cui non conosciamo il contenuto.
Il nero, nel rapporto di un percorso tra ieri-oggi-domani può rappresentare lo ieri mentre nel rapporto tra incoscio-cosciente-sovracosciente, può rappresentare l’inconscio; se prendiamo il percorso che probabilmente noi stiamo facendo dal momento in cui è nato l’essere umano dove la materia pian piano si evolve in energia, il nero può rappresentare la materia e quindi il simbolo di un inizio, di un contenitore in cui vi era, come teorizza la filosofia greca, contenuto l’uno e non vi era ancora la distinzione tra quelle diverse coppie di grandi elementi che hanno poi diviso il mondo e che erano il bene e il male, ieri e domani, il cosciente e l’inconscio, il sole e la luna, il giorno e la notte, l’uomo e la donna e così via: possiamo definire quell’Uno come principio della vita se si può pensare che la vita abbia avuto un principio in qualche data, in qualche epoca, in qualche mondo.
In questa analisi dello “Scrivere con la luce” il grigio lo inserisco dopo il giallo. Perché lo inserisco dopo il giallo, perché il rosso, l’arancio e il giallo rappresentano un po’ gli inizi della nostra vita: la nostra nascita, la nostra crescita da bambini, la nostra presa di coscienza. Penso che nella realtà rappresentino i colori del maschile, i colori del cosciente, i colori dell’attività fisica e di tutto ciò che ha una certa visione collegata alla materia, al sole, al maschilismo ecc. Pongo in mezzo il grigio perché credo che sia il giusto punto fermo, la giusta stasi, la giusta pausa di riflessione; cioè quel qualcosa che è un equilibrio temporaneo tra il nero e il bianco e che nello stesso tempo non vedo mai come uno stagno, un’acqua ferma, un non coinvolgimento, una non passione o una non partecipazione: lo vedo appunto come una riflessione, come un momento di pausa per capire meglio donde veniamo, chi siamo, dove andremo. Credo che sia una delle cose fondamentali, particolarmente quando riusciamo a farlo personalmente. Io ho visto che quei momenti di grigio che ho avuto nella mia vita, alcuni non sono stati volontari, ho cercato di utilizzarli per prepararmi alla mia ripartenza; altri invece sono stati volontari come ad esempio dopo “Apocalypse now" quando ho cercato una pausa in me stesso per capire, per provare a ricercare: una pausa necessaria e quindi un atto di volontaria autoanalisi, uno scavare nelle proprie radici, un nuovo seminare per un rigeneramento della terra come nelle stagioni, come nella natura. Credo che probabilmente senza questi attimi di pausa, di riflessione, di meditazione, di grigio se così vogliamo chiamarlo, la vita sarebbe una corsa senza soste, senza riflessioni: probabilmente arriveremmo prima ma meno pronti, con meno conoscenza.
Per la mia ricerca sui colori ho usato come punto d’inizio un antecedente illustre: la ricerca che ha fatto Isaac Newton nel 1700. Ha fatto una cosa molto semplice, ha posto un prisma di vetro davanti alla luce bianca, siccome la luce devia il suo percorso quando passa da un elemento poco denso ad uno più denso, facendo questa deviazione due volte, un prisma essendo solido la luce passa prima da un elemento meno denso ad una più denso e poi ripassa da uno meno denso ad uno più denso, la luce si è scomposta e da un unico raggio si sono diramate sette differenti lunghezze d’onda. E lui ad occhio nudo a quell’epoca, si era ancora agli inizi per invenzione di strumenti ottici nel 700, ha distinto sette colori.
Anch’io nei miei studi mi sono fermato ai sette colori principali, perché in quello che è il famoso cerchio (albero dei colori), che parte proprio dal rosso, arancio, giallo, grigio, verde, azzurro, l’indaco, il violetto e di nuovo il rosso, in mezzo ci sono miliardi di colori, perché ogni singolo piccolo micron è un colore diverso in realtà, ma poteva essere infinito parlare delle tante sfumature dei colori. Per questo mi sono attenuto ai sette colori.
Il bianco credo che sia un pochino il senso della nostra coscienza o esattamente il complementare del nero, è il colore che non solo contiene tutti i colori, ma quello che li invia tutti. Come il nero li trattiene in sé, il bianco è quello che li riflette tutti; quindi è il colore dell’equilibrio. Il bianco rappresenta probabilmente la nostra finalità ultima nella vita, rappresenta l’Io che arriva forse al di sopra della coscienza verso il sovracosciente, spero quello che noi saremo un giorno.
Stiamo preparando con mia figlia una mostra di fotografie e di pittura che legherà un pochino tutta l’idea contenuta nei libri della trilogia della luce, (“La luce” primo volume, “I colori” secondo volume, “Gli elementi” terzo volume), e che avverrà nell’aprile del 2004 a Verona. Mi piace l’idea di poter esporre un certo numero di immagini, un insieme di fotografie o dipinti che mi hanno ispirato. Messa su una specie di percorso che ripercorre l’evoluzione del mio lavoro: il mio periodo con la luce, il mio periodo di studio con i colori, il mio tentativo di equilibrio tra quegli elementi che è la terza fase della mia vita.
Ecco perché le immagini in mostra le voglio mettere non attaccate al muro come si fa in genere per una mostra fotografica, ma su un cavalletto, in modo che possano essere viste una per una, con uno sfondo, nel contesto di un film, di un periodo storico, di tutta una vita.
Cerco attraverso la mostra, una risposta al mio ruolo: chi sono io in realtà? Che cosa faccio al di fuori di esprimermi con la luce tentando di scrivere la storia di un film su uno schermo cinematografico? In realtà sono un visionario, cioè qualcuno che ha delle visioni di cose che non necessariamente sono di fronte a me, ma che io combinando le cose, riesco a vedere.
Cercavamo dei cavalletti per le immagini, giustamente Carlo Guglielmi ci ha detto: "ma perché non provate a disegnare una luce già collegata con l’oggetto che la porta?" cioè con un cavalletto; noi invece pensavamo a un cavalletto tradizionale. Poi ci siamo messi lì ed abbiamo ideato un cavalletto a forma di V con una luce inserita.