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Il paesaggio è come entrare in un bosco: è l'albero che fa il bosco, moltiplicato più volte. Sono interessato alle masse, al flusso delle persone, alla prossemica.
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Migliore & Servetto Un paesaggio per conoscere. Intervista a Ico Migliore Migliore e Servetto. Per chi non lo sapesse un uomo e una donna: Ico Migliore e Mara Servetto, come è nata la vostra collaborazione.
La nostra è una storia lunghissima che parte dall'Università e arriva ad oggi. Ci siamo laureati entrambi con Achille Castigioni, a Torino. La tesi era sull'immagine aziendale, sul progetto legato alla comunicazione. Poi nel 1983 Castiglioni ci ha portati a Milano e abbiamo lavorato con lui nella ricerca fino al 1989. Quanto ha contato questa esperienza professionale nel vostro percorso professionale? Castiglioni ha influenzato i nostri lavori degli ultimi dieci anni. La sua inclinazione allo studio del particolare, alla ricerca. Devo dire che Mara ed io abbiamo sviluppato un interesse più verso l'ambiente, verso il paesaggio inteso come luogo legato ai comportamenti percettivi della comunicazione, a un percorso conoscitivo, più che a un comportamento d'uso. Un esempio di paesaggio? Il paesaggio è come entrare in un bosco: è l'albero che fa il bosco, moltiplicato più volte. Sono interessato alle masse, al flusso delle persone, alla prossemica. Quando crea un progetto a cosa pensa? Quando penso a un progetto, più che disegnare una scenografia scrivo una sceneggiatura, dove gli attori sono le persone. Anche se questa è l'epoca di internet, la virtualità non esiste nei nostri progetti. Anzi, siamo anti – virtuali. La fisicità è importante. La fisicità e l'interazione con l'immagine, l'immagine che si modifica leggera e fisica. Che cosa è l'architettura? L'architettura nasce per proteggere, le case sono abitate per ripararsi dal freddo, dalle paure. L'architettura deve rassicurare. E l'allestimento di interni? L'allestimento serve per indurre a pensare, per smuovere l'individuo, per risvegliare i sensi. In un certo modo, stimola ad affrontare le paure. Quali sono i tratti che differenziano Ico Migliore da Mara Servetto? Mara Servetto è più strutturale, solida, molto determinata e forte. Io ho più una veduta di insieme. Ci compensiamo molto bene. Quando progettate un allestimento d'interni, come riuscite a far coincidere le esigenze commerciali con le digressioni nelle sfere dell'arte, dello spettacolo, della musica? Noi lavoriamo spesso con i curatori delle mostre o con i responsabili delle aziende. Deve esserci un rapporto un po' dialettico, anche un po' stressante col proprio cliente. I progetti si modificano in corso d'opera, ma bisogna andare oltre a quello che dice il cliente. La qualità è un po' uno spintonarsi. E' stimolante e fondamentale lavorare con persone che hanno competenze diverse, in ambiti diversi. E' come seguire la regia di un film, bisogna coordinare il tutto, i contributi che arrivano da punti di vista differenti. Il lavoro di gruppo è determinante. Oggi, la qualità nasce dalla regia di un gruppo. Cosa le piace del suo lavoro? Mi piace creare luoghi dove la gente si incontra, si scambia informazioni, in un clima di positività. E' anche un fatto molto italiano, quello di uscire e di incontrarsi nelle piazze. Mi piace progettare per la città o per parti della città. Utilizzare lo spazio pubblico per comunicare in modo più allargato, coprire i vuoti urbani, portare la gente ad uscire, a muoversi, a conoscere. Le cose positive nella mia vita mi sono capitate andando per una strada sbagliata. In occasione dei Giochi Olimpici 2006 che si sono svolti a Torino, avete curato, insieme a Italo Lupi, il Look of the City. Da che idea siete partiti? Quanto le caratteristiche architettoniche e urbanistiche di Torino hanno influito sulla vostra progettazione? Torino è la città in cui io e Mara siamo nati, la conosciamo bene. L'allestimento di Torino è nato da una esigenza forte che va al di là dei giochi. Abbiamo sviluppato l'allestimento su più piani: il look of the city, Torino che si racconta attraverso le indicazioni delle vie e dei luoghi più importanti e Torino in festa. Un allestimento che doveva comunicare gioia. Abbiamo preso dalla città molte cose, abbiamo cercato di rispettare la struttura ortogonale, e la sua verticalità con allestimenti svettanti verso l'alto. Abbiamo scelto di utilizzare il colore rosso per una precisa percezione cromatica: è un colore che trasmette energia, indicato per richiamare le olimpiadi, ed è in contrasto con il colore bianco e grigio delle case. |